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Conferenza Nazionale del Cinema

Il Ministero dei beni e delle attivitá culturali e del turismo ha indetto la Conferenza nazionale del cinema con lo scopo di individuare strategie propositive che in ambito nazionale e internazionale contribuiscano a dare vigore al nostro cinema.

Una prima fase, il 5 di novembre, vedrà riuniti presso il Centro Sperimentale di Cinematografia tre tavoli di discussione, intorno ai quali specialisti del settore analizzeranno le peculiarità dell’industria cinematografica, anche nei confronti dell’Europa, le dinamiche di mercato, i nuovi modelli di distribuzione, le norme e i meccanismi che regolano le modalità di finanziamento pubblico.

Più di 250 addetti ai lavori tra produttori, registi, professionisti e tecnici del settore, hanno risposto all’appello del Ministro con l’intento di contribuire con proposte e approfondimenti allo sviluppo del settore cinematografico.

La Conferenza nazionale del cinema si pone, quindi, come obiettivo quello di rafforzare la sinergia tra presenza pubblica e industria, con un dialogo attivo tra le parti produttive, per far sì che cultura e mercato non siano voci alternative e intermittenti di un dibattito perenne, ma le specifiche parti di un discorso unitario finalizzato a un risultato comune.

Conclusioni e relazioni di sintesi verranno esposte Sabato 9 novembre nel corso del Festival Internazionale del Film di Roma, alla presenza del Ministro, Massimo Bray.

TAVOLO 1 - Cinema: Industria Culturale

Concetti chiave:
grandezze economiche e occupazionali; ruolo del settore nel sistema industriale nazionale; come le politiche editoriali influenzano l’offerta; strategie di internazionalizzazione.

Tematiche: “La Repubblica, in attuazione degli articoli 21 e 33 della Costituzione, riconosce il cinema quale fondamentale mezzo di espressione artistica, di formazione culturale e di comunicazione sociale. Le attività cinematografiche sono riconosciute di rilevante interesse generale, anche in considerazione della loro importanza economica ed industriale.” art.1, c.1-2, D.Lgs. 28/2004 (cd.“Legge cinema”):

Il cinema e l’audiovisivo sono un’industria perché impiegano risorse umane, tecniche e finanziarie, realizzano beni immateriali e producono valore. Tuttavia sono un’industria debole per ragioni di natura economico-industriale, culturale ed editoriale. La scarsità di consapevolezza del peso industriale del settore è alla base dell’insufficiente attenzione da parte delle istituzioni pubbliche e degli altri comparti economici.

Il cinema, dal dopoguerra, è stato un importante ambasciatore del Made in Italy nel mondo e un grande catalizzatore di interesse per il territorio italiano. I film, infatti, contribuiscono a costruire, preservare e diffondere l’identità nazionale e locale. L’esistenza di cinematografie nazionali forti garantisce il principio della diversità culturale come espresso nella Dichiarazione Universale dell’Unesco del 2001 ratificata nel 2006 dall’Unione Europea. Affinché quella italiana sia una cinematografia nazionale forte lo Stato ha messo in atto un articolato sistema di sostegno.
D’altro canto, per rafforzare la funzione culturale dell’industria cinematografica, è anche necessario che le politiche editoriali favoriscano lo sviluppo della creatività e la pluralità dell’offerta.

TAVOLO 2 - Struttura, operatori del mercato e nuovi modelli di distribuzione e fruizione

Concetti chiave: Stato dell’arte e perimetro dei soggetti che operano nel settore; relazioni tra i vari segmenti della filiera dell’audiovisivo in funzione del prodotto; elementi distorti del mercato da correggere; modelli di consumo; evoluzione del modello di fruizione; diritto d’autore.

Tematiche:
I rapporti fra autori, produttori, distributori, esercenti cinematografici sono attualmente fortemente condizionati dall’ingresso in campo di nuovi soggetti e piattaforme di distribuzione (aggregatori, OTT) e dallo sviluppo di forme alternative di accesso e fruizione di contenuti cinematografici e audiovisivi.
I nuovi assetti di mercato vanno valutati alla luce del mutato scenario tenendo conto di una serie di indicatori quali l’andamento dei consumi e dell’offerta di film nei vari canali (sale cinematografiche, home video, pay tv, free tv, video on demand, ecc.), la numerosità degli operatori, il grado di apertura/chiusura del mercato (concentrazione/integrazione verticale e barriere all’entrata) o ancora il profilo dei consumatori per canale.
A frenare il pieno sviluppo del mercato pesa un livello insufficiente del box office, strutturalmente inferiore a quello degli altri paesi europei (Francia, Regno Unito e Germania); questo fenomeno è dovuto alla stagionalità della domanda, alla qualità del prodotto, nonché alla dicotomia centro-periferia (multiplex-sala tradizionale) e al ritardo nel processo di digitalizzazione delle sale di piccole dimensioni.
Sembra ormai maturo il momento per un ripensamento complessivo delle strategie di posizionamento degli operatori (ad es. politiche di prezzo, “windows", distribuzione dei proventi, quantificazione e remunerazione dei diritti d’autore) da un lato e di incentivazione della domanda (differenziazione dei prodotti, varietà dei generi cinematografici, qualità e innovazione, spesa e comunicazione pubblicitaria, ricambio generazionale) dall’altro, senza trascurare le criticità legate alla debole circolazione all’estero dei film (poche coproduzioni) e allo squilibrio tra flussi finanziari “interni” (provenienti dalla filiera) ed “esterni” al settore (fondi pubblici e privati).
Nell’attuale era della convergenza digitale, grande attenzione va rivolta anche agli effetti concreti dell’attuazione in Italia della Direttiva europea sui servizi media audiovisivi, in termini di obblighi di investimento e di effettiva programmazione di cinema in tv e di regolamentazione dei diritti primari e secondari a tutela dello status di produttore indipendente. Allo stesso modo vanno adottate strategie più efficaci per utilizzare le potenzialità della Rete (come canale distributivo e di comunicazione) e per costruire una valida “alternativa” legale al download illegale di film e audiovisivi.

TAVOLO 3 - Le politiche pubbliche

Concetti chiave:
Risorse pubbliche disponibili e confronto internazionale; regolamentazione del mercato; perimetro del mercato di riferimento e del prodotto oggetto di intervento; diritti d’autore e di sfruttamento; produttore indipendente; formazione; archivi; proposte di revisione del sistema.

Tematiche:
Una ricognizione critica delle risorse pubbliche attualmente disponibili a sostegno del settore ai vari livelli territoriali (UE, Stato centrale, Regioni, enti locali) e una analisi della regolamentazione vigente della struttura del mercato cinematografico e dei mercati contigui sono il punto di partenza per impostare una riflessione sulla reale efficacia del sistema di intervento pubblico in tutte le sue articolazioni.
Alla luce dell’evoluzione del comparto, trainata da un lato dalla maturazione dell’industria e dall’altro lato dagli effetti dirompenti della diffusione della tecnologia digitale, che riguarda tutte le fasi della filiera e mette in discussione dalle fondamenta la struttura stessa della catena del valore, è urgente riflettere - ed eventualmente proporre nuove soluzioni - sui presupposti stessi che animano tale intervento: a partire dall’oggetto del sostegno e dal perimetro dell’area di mercato a cui ci si rivolge, per giungere alla verifica dell’efficacia delle politiche attualmente proposte, all’adeguatezza della normativa vigente, alla ridefinizione delle aree di competenza dei diversi soggetti pubblici coinvolti.
In un’ottica di sistema è necessario includere nell’analisi anche una riflessione sulla funzione e sulla reale efficacia degli strumenti ed enti di formazione professionale e sulla condizione degli enti preposti alla conservazione del patrimonio cinematografico e audiovisivo attivi nel Paese.

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