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Ciné: strategie comuni per un cinema italiano in crisi

05/07/2017

Come di consueto, è stato un convegno della rivista Box Office – “Rapporto sul cinema italiano in sala” – a inaugurare ieri pomeriggio le giornate Ciné a Riccione. Stefano Radice, direttore del periodico, ha presentato alcuni dati sugli ultimi dieci anni del prodotto italiano, compreso il primo negativo semestre 2017. I numeri parlano di una forte flessione del nostro cinema, per incassi, presenze e quota di mercato, e di una netta dipendenza da fenomeni come i film di Zalone o serie più o meno lunghe. Evidenziati anche il problema della stagionalità (nessun film tra i maggiori incassi del decennio è uscito da metà marzo a settembre), l’aumento del numero complessivo di film italiani distribuiti in sala ma anche di quelli che non arrivano al milione di euro.

A confrontarsi sui dati sono intervenuti, moderati dall’editore di Box Office Vito Sinopoli manager della distribuzione ed esercenti. Per Giampaolo Letta (Medusa), preoccupa la qualità delle sceneggiature e «la frammentazione, con aumento di film distribuiti ma anche di quelli che incassano pochissimo», proponendo di riaprire un confronto sulle window e sulla promozione per i giovani. Richard Borg (Universal) ha puntato il dito sulla promozione (oggi difficile per tutti in Italia, anche per i film americani «di cui si sta riducendo la resa») e in particolare su troppi festival che non riescono a spingere i film. Paolo Del Brocco (Rai Cinema) ha posto l’accento sulla stanchezza della commedia, genere trainante, e sul problema di riportare al cinema i giovanissimi senza trascurare la carenza di sale per un pubblico più adulto. Luciano Stella (Gruppo Lucisano) ha invitato a porre maggiormente «il pubblico al centro dell’attenzione» e a evitare la ripetizione di storie e cast scontati. Nicola Maccanico (Vision) ha illustrato le ragioni che hanno portato all’accordo con Medusa in una chiave di sistema e la necessità di «innovare le modalità per raggiungere il pubblico», utilizzando gli strumenti che oggi permettono di conoscerlo meglio; e ha anche invitato tutto il mercato a porsi l’obiettivo di “riconquistare” il secondo weekend per i film italiani. Andrea Occhipinti (Lucky Red) è tornato sulla necessità di un maggior lavoro sulle sceneggiature (sulle quali grandi autori stranieri sono più disponibili al confronto rispetto a quelli italiani) e di riguadagnare il rispetto del pubblico. Infine, Gianantonio Furlan (IMG Cinema) si è detto scettico e preoccupato di fronte ai numeri attuali, più bassi che altrove, e alla «paura di rischiare e di innovare del cinema italiano», auspicando che il settore lavori insieme per riportare la gente al cinema.

Dopo un vivace dibattito, conclusioni affidate al presidente Anica Francesco Rutelli, che ha parlato di anno difficile a causa dell’attesa di decreti attuativi della nuova legge sul cinema, con la relativa «incertezza sulle regole del gioco», ma anche di tanti cantieri di lavoro su vari temi, comprese la stagionalità e la promozione. Anche per Rutelli la parola chiave è «condivisione», ovvero porre in atto strategie comuni per «stare in un mondo che cambia».