ANEC

La discussione al convegno Anica

14/06/2017

Lungo e variegato il convegno Anica “Dove va il cinema italiano?”, promosso ieri a Roma da Francesco Rutelli: due interventi introduttivi, due panel sul pubblico dal punto di vista di autori e produttori e nel pomeriggio gli interventi dei rappresentanti di associazioni e istituzioni. Ha aperto la relazione sullo scenario audiovisivo internazionale di Marco Chimenz (Cattleya, nonché presidente dello European Producers Club): la serialità, Netflix, gli investimenti e la forte crescita degli Over The Top ma anche degli operatori basic cable negli Usa, alla ricerca di contenuti tanto da investire nell’acquisto delle major; la forte richiesta di contenuti audiovisivi Premium e l’adeguamento da parte della produzione italiana, tornata competitiva sui mercati esteri grazie alla fiction. L’andamento del mercato cinema e pubblicitario in Italia al centro della relazione di Elena Cappuccio di Confindustria RadioTv. Piera Detassis e Angelo Barbagallo hanno moderato un dibattito con numerosi autori (Paolo Genovese, Matteo Rovere, Stefano Rulli, Claudio Giovannesi, Nicola Guaglianone, Riccardo Milani, Francesca Marciano, Elisa Amoruso) sui gusti del pubblico e la capacità di intercettarli, dove è trapelato un certo disagio a fronte di scelte produttive non sempre condivise, assieme all’auspicio di una maggiore attenzione per i progetti innovativi. La sessione dedicata alla produzione, con gli stessi moderatori, ha visto sul palco Nicola Giuliano, Mario Gianani, Federica Lucisano, Emanuele Nespeca, Marta Donzelli, Alessandro Usai, Olivia Musini. Rompendo una litania sulla “sala che non ha futuro” (oggi per il VOD, ieri per la pay tv, prima ancora per l’home video e per le televisioni private…), Nicola Giuliano ha invitato a smettere di «intonare il de profundis per la sala, cosa che avviene soltanto in Italia», evidentemente dopo anni di svendita della fruizione del prodotto con promozioni le più disparate ai limiti della gratuità. Giuliano ha sottolineato che gli stessi mercoledì a 2 euro erano da calibrare diversamente, per un pubblico giovane. Ha invocato la fine dei finanziamenti a pioggia: bene che i sei film italiani a Cannes fossero sovvenzionati dallo Stato, ma era prevedibile considerata la folta platea dei destinatari delle risorse. Giuliano – e in seguito molti colleghi – ha paragonato il mercato italiano a due campionati diversi, con i film di ricerca che non fanno soldi ma che consentono ai nuovi autori di compiere i primi passi e farsi conoscere: sono economie diverse ed entrambe hanno un senso. Dopo aver asserito la centralità della sala, Federica Lucisano ha auspicato l’abbattimento delle window e la riparametrazione del theatrical ai fini della quotazione Sky, citando l’esempio di commedie che non incassano in sala ma poi funzionano bene sulla pay tv. Alessandro Usai ha aggiunto che «il passaggio in sala differenzia ciò che è cinema da ciò che non lo è: andare al cinema è una scelta consapevole dettata dall’urgenza di vedere un certo film, altrimenti si attendono gli sfruttamenti successivi. Purtroppo sta passando il concetto che le nostre commedie si possono vedere a casa, non sono da cinema».

Tra gli interventi del pomeriggio, Nicola Maccanico (Vision) ha sottolineato che occorre produrre meglio: se non vedesse un futuro luminoso per il cinema in sala, Vision non sarebbe nemmeno nata; inoltre, andrebbero introdotte delle quote non di programmazione, ma di promozione obbligatoria per le sale, superando il modello di trailering. Andrea Occhipinti (Presidente distributori Anica) ha spiegato: «Stiamo investendo perché un pubblico per il cinema ci sarà sempre. Più ci sarà diversità e meglio sarà. Quanto all’estate, il cambiamento di tendenza si avrà quando usciranno film d’animazione day and date». Giorgio Ferrero (Vicepresidente vicario ANEC), e prima di lui Carlo Bernaschi (Presidente ANEM) hanno sottolineato il valore aggiunto della programmazione estiva, anche di cinema italiano, per superare problemi ultradecennali. Per Domenico Dinoia (Presidente FICE) chi parla di sale spesso non conosce oltre la realtà di Roma (ci sono tipologie di programmazione le più disparate) e chi si professa pessimista non va oltre il mercato italiano (a Cannes esercenti d’essai di tutt’Europa si sono complimentati per la selezione italiana al festival, impegnandosi a sostenerla). Molti hanno evidenziato la necessità di fare rete, scambiare riflessioni e proposte. In chiusura, Paolo Protti (Presidente MediaSalles) ha chiesto di conoscere i dati del valore economico del cinema italiano sulle varie piattaforme; ha sottolineato i crescenti costi per l’esercizio indipendente dal 2010, coi ricavi in calo, e la necessità di rilanciare i cityplex anche consentendo loro di restare aperti nei mesi estivi, cosa quest’anno impossibile per la penuria dell’offerta.