ANEC

Un 2015 a luci e ombre nel rapporto dell’Ente Spettacolo

14/07/2016

È stata presentata oggi alla Casa del Cinema di Roma l’ottava edizione del rapporto Il Mercato e l’Industria del Cinema in Italia, ricerca della Fondazione Ente dello Spettacolo e della Direzione Generale Cinema MiBACT. Dopo l’introduzione di Giorgio Gosetti, direttore della Casa del Cinema, e di don Davide Milani, presidente dell’Ente dello Spettacolo, il curatore scientifico Redento Mori ha presentato un’anticipazione della ricerca, non ancora ultimata. Tra i numerosi dati, la flessione del cinema italiano negli ultimi anni con il picco negativo del 2015 (anche se contraddetta, come noto, dall’attuale stagione invece molto positiva anche grazie soprattutto a Checco Zalone) con il 21,35% delle presenze con il 60% del cinema Usa; l’aumento di offerta del prodotto (superato il tetto dei 500 titoli nuovi nel 2015); l’incidenza sempre maggiore dei top title sull’intero mercato; la frammentazione del mercato in tante piccole e medie imprese (oltre 4mila le case di produzione, circa 800 le società di esercizio).

Ne è seguito un dibattito con alcuni interventi, moderati dal professor Bruno Zambardino, anche in rappresentanza di soggetti che hanno contribuito alla ricerca. Come la Direzione Generale Cinema, il cui direttore Nicola Borrelli ha parlato di un settore «piccolo e rattrappito come fatturato e numero di spettatori, più o meno uguale da vent’anni mentre il numero di film distribuiti aumenta con calo dell’incasso medio». Per Borrelli, il cinema italiano «a livello internazionale è sostanzialmente assente, a parte singole iniziative produttive». Tra le criticità del sistema, il problema della stagionalità e il fatto che «più del 50% del pubblico non va al cinema; e i risultati economici degli operatori non sembrano dipendere dal rapporto con il pubblico e dall’esito del prodotto». Il direttore – che ha criticato la «dicotomia» tra cinema d’autore e commedie «quasi fossero il bene e il male» o la scarsa considerazione del cinema di genere–  ha sottolineato inoltre che l’intervento pubblico è nettamente inferiore rispetto alla Francia in proporzione ha livelli di incidenza  molto superiori sui numeri del settore. Tanto che, dopo aver illustrato le novità e i tempi del ddl Franceschini «che va nella direzione di rafforzare l’industria e il rapporto con il pubblico», Borrelli ha concluso provocatoriamente: «Se le cose non cambieranno, con un maggior sforzo degli operatori per raggiungere gli spettatori, si potrebbe dire che anche un aumento delle risorse pubbliche non serve».

A seguire Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, ha convenuto sull’urgenza di diversificare il prodotto sottolineando gli sforzi dell’azienda pubblica in tal senso con film che hanno aperto strade nuove (come La mafia uccide solo d’estate e Lo chiamavano Jeeg Robot), nonché l’importanza di finanziare anche piccoli film, distribuiti da altre case, che contribuiscono all’aumento degli investimenti e dell’occupazione nel settore. Mario Mazzetti, responsabile Ufficio Cinema Anec, ha ricordato che l’esercizio potrebbe crescere di più ma resiste, «anche se a enormi investimenti nello sviluppo di multisale e multiplex, e poi nel digitale, è seguita una mancata crescita del numero degli spettatori, con conseguenti problemi di redditività». Mazzetti ha richiamato un rapporto del CNC francese sulla necessità di investire nella ristrutturazione delle sale, rimarcando poi che il problema della stagionalità diventa drammatico se a fronte di «costi fissi sempre più alti su 12 mesi e tasse ingestibili come l’Imu l’anno corrisponde una mancanza di prodotto per alcuni mesi dell’anno. In particolare, il cinema italiano si è fermato a La pazza gioia di Virzì a metà maggio», con la conseguenza che nei pochi mesi a disposizione il prodotto in uscita ne è penalizzato. Infine, Anec guarda con grandi aspettative al ddl Franceschini «ma occorre attenzione ai decreti attuativi».