ANEC

I blogger sostenitori di Netflix e i funerali annunciati della sala…

03/08/2017

Già pubblicato su un recente numero di Cinenotes, pubblichiamo questo contributo di Mario Mazzetti su un tema di grande attualità.

Con toni accesi e punti di vista a dir poco parziali, girano in Rete commenti sull’ascesa di Netflix e sulla presunta (per contrasto) prossima fine del cinema in sala. Uno scenario cui non sfuggono convegni nostrani, come le opinioni raccolte da molti produttori italiani, e qualche autore, al recente convegno dell’Anica dello scorso giugno sul cinema italiano. Si ripetono affermazioni ascoltate ripetutamente nei decenni passati: ogni volta che si affacciavano sullo scenario audiovisivo la televisione commerciale, le videocassette, i dvd e poi la pay tv e la pay per view c’è stato qualcuno pronto a scommettere sulla morte della sala, della magia del rito della visione collettiva, che si è peraltro costantemente evoluta dal punto di vista della tecnologia e continua a farlo (un esempio su tutti: i proiettori laser e gli schermi LCD, dei quali si è iniziato a parlare alle convention internazionali di Las Vegas e Barcellona nel 2017).  Sempre preconizzata mediante funerali anticipati, la fine dello spettacolo cinematografico in sala non si è ancora avverata, casomai si evolvono le modalità di scelta e di fruizione.

Ancor più facile, per rincarare la dose e rendere più evidente la profezia, accusare le sale cinematografiche di inadeguatezza e scarso appeal: sarà vero in qualche caso, soprattutto dopo gli sforzi della transizione al digitale e in attesa delle norme che sbloccheranno finalmente gli investimenti a sostegno delle sale, ma generalizzare appare inopportuno e soprattutto strumentale; a chi guarda a un panorama troppo limitato sarebbe il caso di proporre di farsi un giro per l’Italia e apprezzare le tante buone realtà dell’esercizio. Oltretutto, tali riflessioni spesso sottendono una visione dell’industria audiovisiva sbilanciata verso TLC e Over the Top, tendente a superare specificità e modelli culturali del Cinema: qualcuno ricorderà le posizioni intransigenti dell’ex commissario europeo Neelie Kroes, successivamente assoldata da società multinazionali in CdA o come consulente. Su tale argomento, peraltro, la presidenza ANEC, con la FICE, prevede un seminario a Venezia, durante la Mostra del Cinema: “Il cinema è vivo, viva la sala!” 

L’ultimo caso è l’articolo a firma di Andrea Coccia, apparso su linkiesta.it, del quale si riportano alcuni stralci di seguito. Giusto due mesi fa, nel pieno del festival di Cannes, era stato l'allora presidente della giuria  Almodovar ad attaccare la strategia commerciale di Netflix e Okja, il film che la piattaforma americana aveva portato alla Croisette. (…) A distanza di due mesi, è toccato a un altro grandissimo protagonista del cinema contemporaneo, Christopher Nolan, che in un'intervista rilasciata a IndieWire ha lanciato un ulteriore attacco alla piattaforma americana. «The only platform I’m interested in talking about is theatrical exhibition». (…) Che Netflix sia un'impresa e che quindi debba cercare in ogni modo di sopravvivere e prosperare è una cosa piuttosto normale per tutte le aziende. È abbastanza ovvio quello che Netflix ha in mente da quando ha investito sulla propria piattaforma web: costruirsi il proprio campo da gioco dove portarsi il proprio pubblico e farlo crescere. (…) Nolan sbaglia di grosso nel pensare che la strategia della piattaforma americana sarà la causa della morte dei cinema. E il perché è abbastanza semplice e davanti agli occhi di tutti: i cinema si stanno uccidendo da soli. Sempre su IndieWire, Chris O'Falt lo dice chiaramente già dal titolo: Netflix Is Not the Problem: Why Bad Theatrical Presentations Are Destroying the Experience. (…) La sua accusa al sistema delle sale americane punta tutto sulla qualità del servizio e scrive che è bellissimo che l'esperienza dello spettatore di Dunkirk quando si ritrova in un cinema moderno, con schermi IMAX e tutto il cucuzzaro, ma, scrive, «Il problema è che con quella qualità lo daranno in 100 sale, mentre la grande maggioranza degli spettatori comprerà il biglietto in una delle altre 3500 sale, al cui qualità è nettamente inferiore». E in Italia le cose non vanno diversamente e di problemi ce ne sono tantissimi: i cinema italiani, per esempio, sono lontani dagli spettatori — la distanza media dello spettatore dalla sala è di qualche decina di chilometri —; sono mal attrezzati, vecchi, molti cadono letteralmente a pezzi; non hanno impianti all'altezza della altissima qualità delle pellicole che escono e spesso nemmeno schermi abbastanza grandi per offrire una visione perfetta delle pellicole. Scarsa qualità delle sale, impianti vecchi e scadenti, scelta pigra, poco paziente e scarsamente coraggiosa sono gli ingredienti del disastro. Se poi aggiungiamo la reiterazione di quella bestialità che si chiama “Cinema a due euro” capiamo bene che qui il problema non può essere Netflix. 

Infatti: il problema non è Netflix, che come tutti gli altri canali di sfruttamenti preesistenti conviverà felicemente con la sala (Nolan ha rimarcato come Amazon Studios rispetti il modello di business distribuendo i film prodotti nelle sale, scelta che Netflix non ha inteso condividere), il problema casomai è che in Italia la visione del mercato sala appare falsata rispetto alla maggior parte degli altri mercati, piccoli o grandi che siano, che vedono lo sfruttamento in sala come centrale e ineludibile, e soprattutto non lo considerano (frutto probabilmente di un retaggio culturale che risale agli anni ’80) ancillare rispetto alle innovazioni tecnologiche.

Mario Mazzetti