ANEC

I dati Cinetel 2016: “Segno positivo ma rimane molto da fare"

18/01/2017

Dal 18/01/2017 al 18/01/2017

Sono positivi i dati del box office italiano nel 2016. Secondo Cinetel, che rileva il 93% delle presenze dell’intero mercato, i biglietti venduti sono stati 105.385.195, +6,06% rispetto al 2015. Crescono anche gli incassi: 661.844.025 euro, +3,86%. Un trend positivo rispetto anche al 2014, con un incremento pari al 15,14% per le presenze e al 15,05% per gli incassi. Aumenta la quota di mercato del cinema italiano, che in termini di presenze nel 2016 sale al 28,71% contro il 21,35% del 2015. In calo la quota di mercato Usa, passata dal 60,01% del 2015 al 55,19% del 2016. Cresce invece il numero di film distribuiti, che nel 2016 sono stati 554, a fronte dei 480 del 2015. 

I dati Cinetel sono stati presentati e commentati a Roma martedì 17 gennaio dalle associazioni degli esercenti ANEC e ANEM e dai distributori e produttori dell’ANICA. A introdurre la presentazione, il presidente dell’ANICA Francesco Rutelli, che ha sottolineato le positività del 2016 per il cinema italiano: non solo Zalone con i suoi 9,3 milioni di spettatori ma anche Perfetti sconosciuti con 2,7 milioni e poi Gianfranco Rosi che ha vinto premi e trovato un suo pubblico, Paolo Virzì che ha avuto l’ulteriore merito di uscire a maggio, Gabriele Mainetti con un bel film di genere. Nel menzionare il problema della stagionalità (“i decreti attuativi della legge cinema potranno aiutare a trovare la soluzione”), Rutelli ha ricordato che “a livello internazionale il pubblico continua ad affollare le sale nonostante i new media: è sempre più ampia l’offerta di prodotto ed è in atto uno scontro per i contenuti, ma il cinema non può esistere senza la sala”.

Il presidente ANEC, Luigi Cuciniello, ha espresso apprezzamento per i dati positivi, tuttavia “c’è ancora tanto lavoro da fare: i risultati positivi degli ultimi anni sono stati caratterizzati dagli exploit di Zalone. Quello del cinema italiano è un panorama variegato (208 i film distribuiti nel 2016) e non può esserci solo la commedia. Occorre impegnarsi per un mercato di 12 mesi, anche per evitare distorsioni come i 29 film usciti a Natale, con una produzione italiana non diversificata. Il successo di Perfetti sconosciuti, esportato in tutto il mondo, dimostra quanto contino le idee. Viceversa, la nostra presenza ai festival è stata balbettante, cattivo segnale per la qualità delle opere. Inoltre, il calendario delle uscite è schizofrenico e provoca smontaggi repentini: suscita rammarico il fatto che il pubblico non possa trovare in sala i film che vorrebbe vedere”.

Carlo Bernaschi, presidente ANEM, ha commentato che “i dati sono positivi ma potevano essere migliori: non abbiamo approfittato dei due film che da soli hanno rappresentato quasi il 12% dell’intero mercato. Pur con tutti i titoli usciti, a dicembre abbiamo perso 6 milioni di spettatori: bisogna correggere le anomalie del mercato, con film tutto l’anno”. Andrea Occhipinti, presidente dei distributori, ha sottolineato il percorso positivo degli ultimi 5 anni come segnale di crescita complessiva del mercato. Francesca Cima, presidente dei produttori ANICA, ha riscontrato “nel 2016 i segni di quanto si dovrebbe fare, tra il successo fuori stagione di Virzì, i documentari di successo, la diversificazione di linguaggi e generi e il rinnovamento tematico. Certo, l’incasso medio dei film italiani, al netto dei primi due posti, è calato. È curioso inoltre come il giovedì, giorno delle prime, sia la giornata più critica della settimana”. Nell’intervento conclusivo prima delle domande dei giornalisti, il Direttore generale Cinema del MiBACT, Nicola Borrelli, ha sottolineato la “mancata crescita sostanziale del numero di biglietti, da 20 anni oscillante tra i 90 e i 110 milioni: l’ambizione della nuova legge è modificare gli ordini di grandezza e consentire il salto di qualità. Con i 208 film italiani (di cui solo 9 di coproduzione) abbiamo stabilito probabilmente un record europeo, così come i 550 film distribuiti in un numero di sale pressoché costante. Come portare il pubblico in sala sembra per gli operatori l’ultimo dei problemi, mentre occorrerebbe accontentare tutti i potenziali spettatori”.