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OSCAR E NETFLIX: QUALE STRATEGIA?

18/09/2018

Di seguito la traduzione italiana di un articolo a firma Steven Zeitchik, apparso su The Washington Post in data 16 settembre.

A Toronto è emerso un contendente di punta per i prossimi Oscar: Roma di Alfonso Cuaron. Unico problema: lo distribuisce Netflix. Il servizio streaming negli ultimi anni ha tentato di conquistare Hollywood, spesso finendo per fare da antagonista con la sua politica di evitare le uscite in sala. Ora che si prepara a lanciare Roma, le mosse della società potrebbero non solo determinare il vincitore del miglior film, ma anche dire se Netflix potrà cambiare da outsider dirompente a operatore mainstream. La campagna per l’Oscar del film solleva problemi finora mai venuti al pettine, e rappresenta il culmine della volontà di Netflix di essere riconosciuta dall’industria, dopo aver duramente disdegnato il business cinematografico convenzionale. Hollywood dovrà decidere se premiare la qualità ovunque sia presente o preoccuparsi della propria obsolescenza.

Per competere agli Oscar, ai film basta uscire per una settimana a New York o a Los Angeles. In pratica, molti giurati favoriscono i film che vantano un rilevante numero di spettatori, almeno per le principali categorie. E Netflix si oppone alle ampie uscite in sala, o meglio alle finestre theatrical. Se Netflix riuscisse a vincere grazie a un numero limitato di uscite in sala, significherebbe che i giurati sono pronti a cambiare metodo. D’altro canto, se Netflix sceglierà un’uscita sala allargata significa che la società non è poi così ortodossa nella distribuzione streaming come afferma, e potrebbe trasformarsi in una Major più tradizionale. E molti altri registi potranno chiedere che le loro opere vengano fatte uscire in sala. Se poi Roma dovesse essere snobbato, significherebbe che la resistenza di Hollywood rimane elevata qualunque sia il livello del film.     Il modello Netflix, basato sugli abbonamenti, è opposto a quello della diffusa esperienza nei cinema, tuttavia la società è alla disperata ricerca del primo vero Oscar, con nomi di primo livello. Negli ultimi anni, Mudbound o Beasts of no nation hanno ricevuto premi solo nelle categorie minori  e nessuna candidatura per il miglior film.

Cuaron ha presentato il progetto a Participant Media, che ha accettato di finanziarlo. A film finito, Participant ha venduto i diritti mondiali a Netflix. A Toronto il film ha ottenuto una convinta standing ovation, seguita da una riunione segreta dei vertici societari. Il punto è se andare nelle sale. Al momento Netflix propende per una concessione a Hollywood, per lo meno parziale. Secondo una fonte, si pensa a un’uscita nelle 20 principali piazze Usa verso la fine dell’anno, probabilmente a dicembre, dando di fatto alle sale una breve finestra di esclusività prima di lanciare Roma sulla piattaforma. Lo sfruttamento darebbe spazio a molte sale indipendenti, abituate a lavorare sui film in lingua originale e più sensibili a trattare con Netflix, a differenza dei grandi circuiti.

Si parla comunque di una window di poche settimane, dopo le quali uno spot promuoverebbe il film “nelle sale e su Netflix”, una frase inedita per l’industria sino ad oggi. Ma sussistono dubbi che la strategia possa funzionare. “Vogliono solo che passi brevemente nelle sale perché altrimenti ogni altro regista chiederebbe lo stesso. E cosa aggiunge una breve vita nelle sale?”, si chiede Jeff Wlodarczak, analista Netflix e fondatore della società di ricerca Pivotal.

Bisogna però vedere se una-due settimane in sala soddisferebbero i giurati dell’Oscar, e soprattutto gli esercenti. John Fithian, presidente NATO, ha affermato: “Non è uno sfruttamento sala, è uno stratagemma di marketing, una breve immersione nelle sale per poi girarsi e andare agli Oscar. Non consentirebbe al film di fare presa, per quello è necessaria una lunga esclusiva in sala”, ha detto, sottolineando che altri film di prestigio hanno impiegato un mese o più nelle sale prima di sfondare.
Cuaron, dal canto suo, sposta l’accento sugli esercenti, che accusa di vivere negli anni ’90 anziché nel presente. Gli altri due film Netflix che aspirano a premi sono The Ballad of Buster Scruggs dei Coen e 22 July di Paul Greengrass, che ha chiesto di uscire in sala (nonostante sarà distribuito prima di Roma, Netflix non ha ancora annunciato i piani per il film)”.

https://www.washingtonpost.com/business/economy/coming-soon-to-a-theater-near-you-netflix/2018/09/16/f19573c4-b7ad-11e8-94eb-3bd52dfe917b_story.html?noredirect=on&utm_term=.de5d05a573a9